Il termine koro, nelle lingue malesi e indonesiane (Macassar: garring koro), indica “ritrazione, restringimento”, con evidente riferimento al sintomo più noto: la riduzione delle dimensioni del pene associata all’angoscia che i genitali possano ritrarsi all’interno del corpo, con esito talvolta letale. Secondo Edwards, il termine avrebbe un’altra origine: kuro o kura significa “tartaruga”, e il termine trarrebbe origine dall’immagine della ritrazione della testa dell’animale sotto il carapace, metafora efficace della ritrazione del pene. L’equivalente cinese rivelerebbe la stessa matrice di significati: suoyang (suo, “ritratto”, yang, “pene, genitali”). Dubbia l’interpretazione che mette in rapporto la diffusione del termine nell’Est asiatico con l’emigrazione cinese. Nella donna, in cui è descritta più raramente, la sindrome concerne le labbra e i seni. Casi isolati di questa sindrome sono stati descritti anche in Africa. Sin dai primi lavori è stata sottolineata la presenza di un tema universale: l’angoscia di castrazione (Palthe definiva il koro, già nel 1935, come “un esempio vivente del complesso di castrazione di Freud”). Degno di essere ricordato è anche il fatto che ai bambini cinesi un tempo veniva fatta la minaccia della castrazione per correggere il comportamento enuretico. Interpretato come una reazione acuta di panico o una reazione isterica, il k. parrebbe scatenato da stimoli fisiologici o psicologici (acqua fredda, stress, ansia), i quali - determinando un ridotto flusso ematico nei distretti periferici (mediato dall’accresciuta concentrazione di catecolamine circolanti) e la conseguente riduzione delle dimensioni dei genitali – attiverebbero un circolo vizioso di paura, crescente angoscia di morte, ansia, ulteriore ritrazione dei genitali. La sindrome, sostenuta nella sua incidenza e nella sua espressione da temi ricorrenti in quelle culture (sono state descritte anche alcune epidemie), prevede fra gli interventi terapeutici il massaggio del corpo e la trazione del pene. In un libro di medicina cinese pubblicato nel periodo Chin, si fa riferimento ad un’affezione (denominata shook yang) che può insorgere durante i rapporti sessuali, caratterizzata da dolori e ritrazione del pene nell’addome, ed attribuita alla penetrazione di vapori freddi.