Jinn-fobia DA FARE (da Jinn, pl.: ĵnūn): entità invisibili (la radice idjtinâm evoca proprio il concetto di “essere nascosto, dissimulato”), maschili o femminili (in questo caso si parla di jinnîya), più volte evocate nel Corano (sūrah 51, dove si ricorda che Allah ha creato ogni essere in coppia, dunqu l’umanità e il mondo dei ĵnūn; o sūrah 72, dove si narra di una compagnia di ĵnūn che avendo ascoltato il Corano, divennero immediatamente devoti). Solitamente non vengono evocati direttamente ma sotto forma allusiva (“i nostri signori”, “i signori dei luoghi”, “i musulmani”, “i venti”, “quelli senza nome”, “i re”, ecc.). Non mancano più recenti espressioni: nel caso di un giovane paziente magrebino incontrato a Torino presso il Centro Fanon, nel suo paese era stata proposta la diagnosi di un “j. Turista” per spiegare la sua erranza. I j. compongono un insieme spesso confuso di entità invisibili, in compagnia degli angeli (malaïka) e dei demoni (shayâtîn): le stesse denominazioni sono talvolta contraddittorie e ambigue (nella confraternita Gnaoua, il termine mlouk è utilizzato in luogo di quello di j., ma la radice m.l.k. è, ad esempio, la stessa di quella degli angeli (malaïka). Tali entità sono largamente diffuse nella cultura popolare araba e nelle aree che sono state influenzate dall’Islam, dove si pensa che essi abitino alcuni luoghi particolari (alberi, rocce, ecc.). I razionalisti (Mu’ttazilites), fra i quali si annoverano Avicenna e Ibn Khaldoun, non credevano alla loro esistenza considerandoli piuttosto allegorie. Secondo un hadîth (proposito, racconto attribuito al Profeta) i j. erano i primi esseri comparsi sulla terra, poi cacciati via da un’armata di angeli in regioni desertiche a causa delle loro azioni malvagie. I j., hanno tre possibili sembianze (quella rettili o scorpioni, quella di turbini di vento, quella di figure umane); sono ritenuti responsabili di malattie, disturbi e problemi quando infastiditi, ma non hanno necessariamente un carattere negativo. Spesso stringono relazioni con i loro partner umani analoghe a quelle fra amanti, imponendo regole e vincoli, ecc. Nelle culture del Magreb e dell’Africa nera islamizzata esistono diverse rappresentazioni di queste entità. Uno dei ĵnūn più celebri è ‘A’isha Qandisha: rappresentata in Marocco come una donna bionda, dalla chioma abbondante, seducente, dai piedi di capra o di cammello, il cui stesso nome riproduce la sua natura ambigua (il primo termine è nome umano, il secondo di demone).