GLOSSARIO

Possessione e trance scolari

COLLASSO TERRORE
ogni esperienza di modificazione del comportamento o dello stato di coscienza interpretata da coloro che la sperimentano e dagli esperti rituali come conseguenza dell’intervento di entità non umane (spiriti, demoni, ecc.), che penetrano nel corpo del posseduto, o lo “cavalcano”, come gli spiriti loa del vodu. La p. può rivelarsi in forma di crisi, spesso all’interno di contesti terapeutico-rituali in cui essa è incoraggiata (nel caso del culto ndöp in Senegal), oppure, soprattutto negli stadi iniziali, sotto forma di disturbo o malattia dal carattere insidioso (aborti ripetuti o difficoltà riproduttive, insuccessi di vario genere, ecc.) (Zempléni). I culti di p., costruiti all’interno di un teatro (di un lessico) religioso, hanno molteplici significati, fra cui quello di une mnemotecnica in grado di trasmettere di generazione in generazione la memoria incorporata di precisi eventi storici (per Augé la possessione, con la sua amnesia dell’esperienza nei posseduti, è una figura emblematica del rapporto oblio/memoria), ma spesso anche un significato politico, individuale o collettivo, di ribellione e di contestazione dell’ordine esistente, quale è possibile riconoscere in non pochi culti di p. affermatisi proprio nel corso di drammatici mutamenti socio-culturali (colonialismo, evangelizzazione, conflitti ecc.). Questi aspetti sono stati enfatizzati recentemente dal giornalista Jean Dominique a proposito dei culti vodu di Saut d’eau (Haiti), nei quali poteva essere riconosciuta una critica del potere del dittatore Duvalier, da Lan in merito alla guerriglia in Zimbabwe, e da Aiwa Ong, relativamente alle crisi di possessione fra le operaie filippine, e in altri numerosi contesti.

La transe è una condizione provocata da fattori diversi (assunzione di sostanze aventi effetti psicodislettici, digiuno, veglia prolungata, esposizione protratta a particolari ritmi musicali, danza e stimolazione prolungata dell’apparato labirintico, preghiera, isolamento, ecc.). Solitamente la si distingue dalla “condizione estatica” perché quest’ultima prevale nei contesti e nel linguaggio religiosi occidentali, ma molti autori fanno indifferentemente uso dei diversi termini (Gananath Obeyesekere parla ad esempio degli “operatori estatici” in Sri Lanka). Talune società incoraggiano esperienze di transe all’interno di particolari concezioni religiose o in rapporto a psicologie che non considerano affatto negativa la perdita di controllo della coscienza e dell’Io. Il Manuale Diagnostico Statistico della psichiatria americana definisce i “disturbi di transe dissociativa” come caratterizzati da un temporaneo stato alterato di coscienza senza “sostituzione” o “perdita” del senso abituale della propria identità, con rengistringimento del campo di coscienza, che si realizzano insieme a movimenti o comportamenti sperimentati come “al di fuori del proprio controllo”. Per distinguere tali condizioni da quelle di esperienze religisose culturalmente integrate, il manuale sottolinea che questi stati non sono accettati come parte di esperienze collettive approvate culturalemte e generano sofferenza: ma queste distinzioni si rivelano estremamente deboli in molti contesti o all’interno della storia personale di molti operatori estatici.