GLOSSARIO

PTSD

TERRORE
Post Traumatic Stress Disorder
categoria diagnostica introdotta dalla psichiatria americana nel DSM III, nel 1980, sulla base dei disturbi emersi nei veterani della guerra del Vietnam (tossicodipendenza, alcolismo, divorzi, difficile reintegrazione sociale accessi di violenza ecc.). I sintomi più frequentemente riportati in coloro che sono stati esposti a eventi che hanno messo in pericolo la loro e/ o l’integrità fisica o psicologica di altri, sono reazioni di evitamento di contesti o stimoli che evocano l’esperienza traumatica, difficoltà a ricordare aspetti importanti di quest’ultima, ricorrente frequenza di immagini intrusive o sogni relativi a quest’ultima, costante condizione di allerta ed elevata sofferenza che di fronte a stimoli o situazioni che possono simbolicamente essere ricondotti all’evento traumatico, difficoltà a concentrarsi, inibizione affettiva, irritabilità o disturbi più gravi (di tipo dissociativo). Definendo come determinante per lo sviluppo del PTSD un evento traumatico al di fuori dell’esperienza ordinaria, i suoi ideatori stabilivano di fatto – indipendentemente dai contesti – un astratto criterio di “evento traumatico” e, soprattutto, di quello che è l’“esperienza ordinaria”: meglio, assumevano quella di un cittadino medio americano a riferimento del loro standard. Allan Young e Derek Summerfield sono stati fra i principali critici nei confronti di questa categoria, di cui hanno messo in luce la debolezza epistemologica, l’uso sociale, la controversa genealogia e soprattutto i limiti etici (essa contribuisce infatti a neutralizzare le componenti “morali” della sofferenza connessa, in molti casi, al ruolo attivo esercitato dal futuro paziente nell’evento traumatico stesso e nelle violenze perpetrate: come era appunto il caso dei veterani del Vietnam). Il PTSD ha avuto larghissima diffusione negli ultimi decenni, ed è stata esportato in qualsivoglia contesto culturale sulla base di una sua presunta capacità di facilitare il precoce riconoscimento dei disturbi, partecipando a quella che Summerfield ha definito “l’industria del trauma”. Il PTSD e la definizione di evento traumatico (non a caso gli esempi riportati: conflitto armato attacco terroristico, disastro causato dall’uomo, rapimento, oltre che violenza sessuale, rapina, ecc) sono sembrati ad alcuni critici particolarmente coerenti con uno scenario internazionale dominato dal moltiplicarsi dei conflitti bellici e dalla retorica dell’intervento umanitario.

EMDR (Eyes Movement Desensitization Reprocessing): tecnica terapeutica introdotta negli Stati Uniti da Nancine Shapiro, diretta alla cura delle conseguenze di esperienze traumatiche. L’azione terapeutica sarebbe mediata da un intervento di tipo cognitivo, rivolto a ristrutturare connessioni neuropsicologiche all’origine della sofferenza. La cura è stata proposta in qualsivoglia contesto culturale e sociale, e nei confronti di qualunque tipo di trauma, perché la tecnica non sarebbe dipendente dal medium linguistico (e dunque dalla particolare lingua parlata dal paziente): da qui le pesanti critiche che le sono state rivolte da non pochi antropologi ed etnopsichiatri, in ragione della sua indifferenza a variabili culturali o simboliche, decisive nell’esperienza del trauma.