Drapetomania: il termine fu coniato da Carl Cartwright, medico ad Haiti, nel 1851, per definire (in termini psicopatologici!) il tentativo “ostinato” degli schiavi di fuggire dalle piantagioni e dalle orrende condizioni di quella misera vita. Il desiderio di libertà veniva così artificiosamente trasformato in un’affezione passibile di diagnosi (non erano quei tentativi di fuga segnati dalla dannazione della “ripetizione”, come ogni altro sintomo?). Cartwright non aveva dubbi che il linguaggio della medicina fosse quello appropriato per nominare comportamenti, “vizi morali” e atti considerati come “devianti” nella popolazione nera. Egli propose infatti un’altra categoria pseudodiagnostica, la dysaesthesia Aethiopica, per parlare di quella che era secondo lui un’attitudine caratteristica dei neri liberi: la loro patologica indifferenza, che si manifestava sotto le spoglie di un’indolenza tenace, disobbedienze e malvagità di vario genere, oltre che nella forma di un permissivismo sregolato, di una singolare propensione a rubare, e della relativa insensibilità al dolore delle punizioni corporali.