Kwashiorkor (tradotto come “bambino rosso”, oppure come “primo”, da kwashi, e “secondo”, da orkor): il temine indica una condizione di grave malnutrizione, tipicamente descritta in Africa subsahariana, che sopraggiunge generalmente intorno all’età dello svezzamento. Tale disturbo viene descritto agli inizi del secolo scorso in diversi paesi (Normet, in Indocina, nel 1925; Lieurade, che ne esclude l’eziologia parassitaria, nel 1929 in Camerun; ecc.). L’affezione è stata poi descritta in modo preciso in Ghana dalla pediatra inglese Cicely Williams in 1933. Se la carenza nutrizionale (proteica e lipidica) rappresenta indubbiamente il fattore determinante di questa condizione, le ragioni della carenza non possono essere attribuite unicamente alla indisponibilità di cibo, essendo stata descritta spesso più in ambito urbano che rurale, là dove cioè ci sarebbe teoricamente maggiore accesso a risorse nutrizionali. Il K. è caratterizzato da perdita di peso (estrema nei casi di marasma) e di massa muscolare, colore rossastro e aspetto fragile dei capelli, ventre globoso a causa dell’ascite, modificazioni del comportamento (apatia, irritabilità, letargia), ipopigmentazione della cute, ulcere, ecc. In alcune lingue africane sembra essere ben presente la consapevolezza delle componenti sociali e psicologiche di questo disturbo, in primo luogo dei conflitti fra madre e bambino, ma anche dei problemi che originano nel contesto familiare e sociale, in coincidenza con il periodo critico dello svezzamento. Due esempi sono particolarmente eloquenti: obwosi, in luganda (la lingua dei Baganda, Uganda), kwashiorkor si può tradurre letteralmente come “malattia del bambino consecutiva a una malattia della madre che lo trascura”, o anche “bambino stizzoso perché la madre si distacca da lui”; nella lingua ga (Ghana), il termine corrispondente può essere tradotto come “bambino che viene messo da parte, che è spostato” oppure come “malattia che sopraggiunge in un bambino allontanato da sua madre in coincidenza con una nuova gravidanza”. Marcelle Gerber, che ha lavorato a lungo in Uganda, ha potuto descrivere numerosi casi di k. e in particolare la psicoterapia di un bambino la cui madre era deceduta, coronata da successo. L’approccio psicoanalitico di Spitz ai problemi di sviluppo nei primissimi mesi di vita è di quegli stessi anni.