Malocchio, mauvaise oeil, ‘el hein (o ayn – aïn): in diverse lingue esiste la nozione del malocchio, riportata sin dall’antichità, e utilizzata tanto nel linguaggio popolare quanto in numerosi sistemi di cura per indicare le conseguenze negative derivanti da uno sguardo carico di ostilità o di invidia, espressione di un desiderio distruttivo, nei confronti di qualcuno la cui ricchezza, status o bellezza non possono essere eguagliati. Tale sentimento è attribuito ad una persona conosciuta: solitamente un membro del vicinato o della famiglia. Gli effetti possono essere disturbi fisici e mentali, l’insuccesso in amore o sul lavoro, difficoltà scolastiche ecc. In genere non è necessario l’intervento di specialisti per dar origine al fenomeno: tutti possono in teoria esercitare questo potere distruttivo, e molte culture prevengono il rischio del m. persino all’interno di relazioni insospettabili (quali ad esempio quelle fra madre e figlio). Ad esempio, si impone alla madre di sputare per terra dopo aver fatto apprezzamenti sulla bellezza dei propri figli per evitare che quelle parole positive possano trasformarsi nel loro rovescio portando sventura alla prole (Senegal). Si potrebbe definire il malocchio, in termini sociologici, come una teoria dell’aggressività e del conflitto interpersonale, o una teoria dell’azione sociale (non diversamente da quanto è stato suggerito per la stregoneria). In termini psicologici il m. è un’eloquente metafora dell’esperienza diffusa di essere costituiti dall’Altro, dal suo sguardo. La normalità, secondo Lacan e Lévi-Strauss, sarebbe in fin dei conti accettare questo principio, lasciandosi alienare dall’altro.