Depressione mascherata: il concetto è stato spesso adottato dagli psichiatri africani per sostenere, contro un modello dominante negli anni passati, che sebbene fosse assai più raro il rischio di suicidio, la depressione non era in Africa meno frequente che altrove: ciò che la psichiatria coloniale aveva invece sempre sostenuto. La depressione si manifesterebbe nel continente africano nella forma di disturbi somatoformi o di angoscianti idee persecutorie, coerentemente con le particolari concezioni dell’individuo, gli idiomi della sofferenza e le rappresentazioni del male diffusi in quelle società. Henry H. B. Murphy e Margaret Field avrebbero in contesti e con approcci diversi indagato il rapporto fra sviluppo di sentimenti depressivi e credenze nella stregoneria (il primo guardando alle esperienze infantili e alle conseguenze di uno svezzamento traumatico, quale è tipicamente descritto in molte società africane; la seconda studiando in Ghana le trasformazioni economiche e i conflitti di genere). Gli studi sul rapporto fra cultura e depressione e la critica definitiva dei persistenti postulati evoluzionistici presenti ancora in anni recenti in alcuni lavori (di Julain Leff, ad esempio), sono merito delle ricerche condotte da Kleinman (in Cina), Good (in Iran), Bibeau (in Africa equatoriale), Beeman ed altri.